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August 24

Toro Seduto-Lakota






Il Massacro di Sand Creek





Nel 1864 tra la popolazione della frontiera americana si creò un clima di paura e di tensione, la causa era la sommossa iniziata dai Sioux nel 1862 in Minnesota. Nella primavera di quello stesso anno nel Colorado alcune bande di Sioux,di Cheyenne e di Arapaho effettuarono delle rapine e dei saccheggi,dando molto filo da torcere ai bianchi,facendo iniziare così le prime scaramucce tra la Cavalleria dei Volontari del Colorado e i cacciatori Cheyenne.

In autunno i capi Cheyenne risposero favorevolmente ai “sondaggi di pace” del governatore John Evans, mettendosi sotto la protezione del maggiore Wynkoop (Uomo Bianco Alto) a Fort Lyon.
Uomo Bianco Alto aveva rapporti amichevoli con i Cheyenne ,procurando la disapprovazione di alcuni ufficiali militari del Colorado.Così dopo essere stato accusato e rimproverato di far ”comandare gli indiani”,fu sostituito dal maggiore Scott J.Anthony,un ufficiale dei Volontari del Colorado.

Il governatore Evans affidò a John Chivington la “campagna di pacificazione”.
Chivington era un protestante metodista,alto quasi 2 metri e molto robusto,un tipo spaccone e arrogante, ogni qualvolta che incontrava un bianco,lo esortava a uccidere tutti gli indiani sia piccoli che grandi, era poi un personaggio molto conosciuto nella frontiera,famoso tra i cercatori d’oro e gli allevatori.

Il governo,impegnato nella Guerra di Secessione,non aveva modo di occuparsi della frontiera,ed erano quindi gli uomini del calibro di Chivington a rappresentare la legge e il governo nei sperduti territori del lontano West.
Le autorità locali per tutelare pionieri,cercatori d’oro,coloni,agricoltori,dalle scorrerie degli indiani che stavano diventando “sempre più fastidiosi”,non sentendosi sicuri con l’esercito ,fecero ricorso ai reparti dei volontari,vigilantes reclutati sul posto,milizie improvvisate,avventurieri,disertori fuggiti dal fronte della guerra che stava imperversando.

Nel frattempo Chivington rifiutò indignato il brevetto di ufficiale cappellano che il governo gli offrì,così chiese ed ottenne un grado di combattente di capitano,che in poco tempo trasformò in colonnello,diventando il comandante dell’intero reggimento.
Fu per il suo odio sviscerato che provava contro gli uomini dalla pelle rossa che Chivington si fece la nomina di “cacciatore di indiani “.
Così quando gli attacchi e le scorrerie di alcuni indiani ostili divennero più frequenti contro pionieri e carovane che percorrevano il sentiero delle Smoky Hills,fu al colonnello Chivington con il suo 3° reggimento di Volontari che il governatore Evans si rivolse.

Evans emanò un decreto promettendo terre e denaro a chiunque uccideva un indiano.
Questo era un invito che Chivington ed i suoi non si fecero certo ripetere.
Nel forte c’era una piccola guarnigione di soldati,tra cui alcuni ufficiali regolari.Questi fecero notare a Chivington che non tutti gli indiani erano nemici,in particolar modo la tribù Cheyenne di Motavato (Pentola Nera) che si trovava accampata a circa 60 km. dal forte.





Pentola Nera era un capo pacifico e credeva molto nella parola dell’uomo bianco,aveva anche firmato la pace pochi mesi prima con l’esercito,consentendo così il transito dei carri che passavano attraverso il suo territorio.Ma questo a Chivington non interessava più di tanto,ed iniziò ad infuriarsi e ad accusare ufficiali e soldati che non erano d’accordo con lui dicendo che erano dei codardi e dei traditori.In particolar modo inveì contro il capitano Silas Soule , il tenente Joseph Cramer e il tenente James Condor.Agitando il pugno vicino alla faccia del tenente Cramer disse:

odio tutti coloro che simpatizzano per gli indiani,bisogna sterminarli tutti,è il dovere di ogni patriota americano. Tutto questo tra gli applausi dei suoi volontari.

Per non ritrovarsi davanti ad una corte marziale i tre ufficiali dovettero partecipare loro malgrado alla spedizione. Essi comunque ordinarono ai loro uomini di sparare solo per difendersi.
Era la sera del 28 novembre 1864 quando l’ex predicatore metodista con più di 700 uomini al suo seguito uscì da Fort Lyon per andare a “ caccia di indiani”.Chivington dando la carica ai suoi uomini disse: “uccidete qualsiasi indiano che incontrate sulla vostra strada”.

Il villaggio di Caldaia Nera si trovava in un ansa del Sand Creek,il suo tipì era situato quasi al centro,ad ovest c’erano Antilope Bianca e Copricapo di Guerra con la loro gente.Sull’altro versante,quello orientale c’era il campo arapaho di Mano Sinistra.Complessivamente vi si trovavano quasi 600 persone,la maggior parte di loro erano donne,bambini ed anziani.

Quasi tutti i guerrieri si trovavano lontani,a caccia di bisonti,come gli era stato suggerito dal maggiore Anthony.
Alle prime luci dell’alba la colonna raggiunse il villaggio,nell’accampamento nessuno si immaginava che cosa stesse per accadere,d’improvviso i Cheyenne si svegliarono con il rumore dei cavalli al galoppo.Si scorsero i primi soldati e tra la gente si diffuse subito il panico.

Donna Sacra,moglie di Pentola Nera fu una delle prime persone ad avvistare i soldati,iniziò così ad urlare fortemente per dare l’allarme al villaggio.Pentola Nera si trovava nel suo tipì,sentendo la moglie urlare uscì all’aperto e vide i soldati che avanzavano,fermamente convinto delle rassicurazioni avute dal magg.Anthony,cercò di calmare la sua gente e innalzò la bandiera americana,lo stesso vessillo che gli era stato offerto in segno di amicizia dai soldati al momento della firma.

Caldaia Nera attendeva protezione,ma le prime bordate scoppiarono.Quando gli fu chiaro che i soldati erano venuti per uccidere, si scagliò contro di loro a mani nude,ma alcuni suoi guerrieri riuscirono a metterlo fortunatamente in salvo.

Un vecchio settantenne,Antilope Bianca,anche lui disarmato,invece di fuggire disse ai pochi guerrieri rimasti che tutto ciò era colpa loro,di loro vecchi che si erano fidati della parola dell’uomo bianco.Andò incontro al comandante dei soldati (testimonianza di Beckwourth,la guida che si trovava al fianco di Chivington),tenendo bene le mani alzate e dicendo chiaramente in lingua americana: fermatevi,fermatevi…egli si fermò e incrociò le braccia.Una pallottola lo prese in faccia,prima di spirare intonò il suo canto di morte: niente vive per sempre sola la terra e i monti sono eterni…

Nel frattempo anche Mano Sinistra e gli Arapaho cercarono di raggiungere la bandiera di Pentola Nera,fermandosi davanti ai soldati con le braccia incrociate disse che non voleva combattere contro i suoi amici bianchi.





Morì fucilato anche lui sotto i colpi dei volontari.
Ci furono molte scene raccapriccianti in tutto il campo,la maggior parte degli uomini di Chivington erano completamente ubriachi e si lasciarono andare in una frenesia omicida,massacrando barbaramente tutti gli indiani che capitavano a tiro.
Non risparmiarono nessuno,si accanirono anche sui cadaveri mutilandoli e scotennandoli…
Ci furono diverse testimonianze,sia da parte dei bianchi che da parte degli indiani.
Coperta Grigia ( John Smith l’interprete di Fort Lyon ) riferì che dei soldati catturarono tre bambini e li condussero davanti a un gruppo di ufficiali.Il più grande aveva 8 anni,gli altri due avevano 4 e 5 anni,il tenente Harry Richmond disse: abbiamo l’ordine di ucciderli tutti, ne uccise uno sparandogli un colpo di pistola alla testa.Uccise anche gli altri due nonostante i pianti e le suppliche.

Robert Bent,figlio maggiore di William Bent (che prese in moglie una donna Cheyenne),si trovò suo malgrado insieme a Chivington,vide cinque donne nascoste dietro un cumulo di sabbia,i soldati avanzarono verso di loro,uscirono fuori tirandosi su i vestiti per far capire che erano donne,chiesero pietà,i soldati le fucilarono.
Altre 30-40 donne si misero al riparo di un anfratto,mandarono fuori una bambina di 6 anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino,fece pochi passi e un colpo di fucile la uccise.Poi uccisero anche tutte le donne che si erano nascoste nell’anfratto,senza opporre nessuna resistenza.

Tutti i morti che vide Robert Bent erano stati scotennati.Vide anche un certo numero di neonati uccisi con le loro mamme…

Il vecchio Tre Dita (uno dei sopravvissuti) raccontò che sua madre si mise sulle spalle il figlio più piccolo e correva verso il torrente tenendo per mano lo stesso Tre Dita,i soldati continuarono a sparare ugualmente,un proiettile la colpì alla spalla,nonostante fosse ferita riuscì a mettersi in salvo.Quando prese il bambino piccolo che portava sulle spalle si accorse che era morto,colpito da un proiettile.Anche suo marito venne ucciso quel giorno.In seguito lei andò a vivere con i Cheyenne del Nord e rimase con loro molti anni.Il vecchio Tre Dita non dimenticò mai quello che successe a lui ed a sua madre quel giorno al Torrente della Sabbia…

Un'altra donna,la moglie di Orso Nero portava una cicatrice nel posto in cui era stata colpita,per questo motivo la chiamavano Un Occhio Andato Insieme. Raccontò cose atroci sui soldati che uccidevano i bambini,portavano via le donne trattandole male.Ne uccisero la maggior parte,ma qualcuna riuscì a salvarsi e raccontò quello che successe.

Queste ed altre atrocità ancora furono commesse quella volta sul Torrente della Sabbia.
Nessun Cheyenne che riuscì a salvarsi dimenticò quello che vide laggiù quel giorno.
Era la Luna Cheyenne di Quando i Cervi Sono in Fregola…

La descrizione di Robert Bent su quello che fecero Chivington ed i suoi volontari venne confermato dal tenente James Connor.Il giorno dopo quando tornarono sul campo di battaglia ( se battaglia si vuole chiamare) non vi era un solo corpo di uomo,donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo,ed in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo.

Un reggimento ben addestrato e disciplinato avrebbe potuto annientare sicuramente tutti gli indiani che quel giorno si trovavano sul Sand Creek.Fu grazie alla mancanza di disciplina,alle abbondanti bevute di whisky,ed alla scarsa precisione di tiro da parte dei volontari che quel giorno molti indiani riuscirono a mettersi in salvo.

Quando tutto fu finito sul campo vi erano 105 morti tra donne e bambini e 28 uomini.
Nel suo rapporto ufficiale Chivington disse di aver ucciso 400-500 guerrieri.
Tra le sue file vi furono 9 morti e 38 feriti,questo non per la reazione da parte indiana,ma a causa del tiro disordinato dei suoi volontari.

Rimasero uccisi i capi Antilope Bianca,Occhio Solo e Copricapo di Guerra.Mano Sinistra fu ferito da una pallottola ma riuscì a scamparla.Pentola Nera riuscì a salvarsi trovando un rifugio in un burrone,sua moglie Donna Sacra nonostante avesse 7 pallottole addosso riuscì a sopravvivere.Tra i cadaveri che i becchini bianchi andarono a seppellire nelle fosse comuni scavate accanto al Torrente della Sabbia( 1 dollaro per ogni cadavere) c’era anche il corpo di Donna Gialla,la donna Cheyenne che il giovane Cavallo Pazzo salvò nel massacro di Blue Water Creek.

Dopo pochi giorni a Denver in ogni locale della città cui c’era uno spettacolo,c’era una presentazione al pubblico di uno degli “eroi”,uno dei reduci del Sand Creek, accompagnato da alcuni trofei di guerra,una lancia,una freccia,uno scalpo ancora completo di trecce da esibire,tra gli applausi ed i tono ironici dei signori e delle signore.Nei locali più malfamati erano riservati i trofei più raccapriccianti,i genitali maschili e femminili amputati ai cadaveri dei Cheyenne uccisi.

Per molti giorni dopo l’eccidio,le prostitute della città avevano promesso amore gratis a chi le avrebbe ricompensate con le capigliature sanguinanti dei selvaggi ed a tutti i reduci del Sand Creek che si fossero presentati nei bordelli esibendo lo scalpo con il pube tagliato via a una donna Cheyenne.

Ci volle diverso tempo, per far tornare Denver alla “normalità”.

Nel frattempo a Washington iniziarono a nascere dei forti dubbi sull’”impresa militare “compiuta da Chivington,e quando alcune testimonianze del massacro giunsero ad alcuni giornalisti dell’est,fu nominata una corte marziale per giudicare il “Colonnello”.

Per sfuggire alla giustizia militare Chivington rassegnò le dimissioni dall’incarico paramilitare.
Il governo allora nominò una commissione d’inchiesta civile presieduta da Kit Carson .
Ascoltarono i testimoni oculari,gli ufficiali di Fort Lyon che visitarono il villaggio dopo la strage,e i medici militari che esaminarono i cadaveri e soccorsero i feriti ancora vivi.
Tutti i rapporti militari sostennero chiaramente che non erano ferite da combattimento quelle trovate sui cadaveri,bensì colpi dati a vecchi inermi,a donne e bambini in fuga o riversi a terra già agonizzanti.
Per la commissione non ci furono dubbi.
Nel suo rapporto finale Carson scrisse che quello che successe a Sand Creek fu una strage premeditata,un massacro compiuto da vigliacchi.
Nessuna punizione fu inflitta a Chivington ed i suoi eroi.
Lui e il suo 3° reggimento di volontari si trasformarono in una vergogna nazionale.
Il colonnello se ne tornò nel suo nativo Ohio tentando la fortuna con la carriera politica,si fece eleggere assessore all’ordine pubblico.
In quanto a Pentola Nera,che teneva tanto alle relazioni amichevoli e che rispose favorevolmente ai sondaggi di pace,dopo aver visto quello che successe quel giorno al Sand Creek si rese conto che dell’uomo bianco non ci si poteva più fidare.Non gli fu concesso nessun risarcimento da parte del governo e fu ripudiato dai suoi guerrieri.

Pentola Nera insieme a sua moglie Donna Sacra,moriranno 4 anni più tardi nella battaglia sul fiume Washita.
Sotto la presidenza Clinton ( all’incirca 4-5 anni fa) il Congresso degli Stati Uniti si è pronunciato nuovamente sull’eccidio del Sand Creek e sono state presentate le scuse ufficiali alla nazione indiana.Lo ha preteso Ben “ Cavallo della Notte “ Campbell,senatore indiano del Colorado. Tutto il Congresso si è schierato con lui.Erano presenti anche Colo,il delegato agli Indian Affairs ed il senatore Daniel Inonye nell’ufficio di Bill Clinton quando lo stesso presidente firmava il decreto legge che assegnava un fondo monetario per organizzare un gruppo di studio per trovare la zona precisa dove avvenne il massacro.

Oltre a diventare parco nazionale fu previsto anche la costruzione di un monumento alla memoria.
Per la ricerca furono incaricati indiani Cheyennes ed Arapaho.Il luogo si trova a circa 40 miglia a nord di Lamar.



July 27

Libertà per Leonard Peltier









Nel 1968, mentre in Italia scoppiava la rivolta studentesca,
dall'altra parte del mondo nasceva il Movimento degli Indiani d'America,
organizzazione nata per offrire sostegno sociale e legale
ai discendenti delle antiche tribù.



Leonard Peltier fu uno dei fondatori del Movimento,
che quando riuscì a stabilire un'alleanza tra i tradizionalisti e gli innovatori,
divenne uno degli strumenti di lotta e di rinascita spirituale
tra i più vigorosi del popolo indiano. Forse troppo vigoroso...
Accadde infatti che mentre indagava su una misteriosa
serie di delitti avvenuti tra gli indiani della riserva di Pine Ridge,
nel South Dakota, Peltier fu ingiustamente accusato di omicidio
e condannato all'ergastolo. Era il 1976. Da quell'anno,
governi e associazioni di tutto il mondo chiedono
la revisione del processo, che però non è ancora avvenuta.







"La voce indiana" è la voce di un'intera stirpe,
un grido che si alza con dolore contro l'indifferenza e l'ingiustizia.







Io sono la Voce indiana.
Voglio che mi sentano in tutti i nostri territori.
Da duecento anni sono prigioniero di guerra
nella mia terra.

Sono prigioniero dell'odio e dell'avidità,
della menzogna e del pregiudizio,
dell'indifferenza e dell'ignoranza,
dell'ingiustizia
degli uomini che schiacciarono
con la forza del loro numero me e il mio Popolo,
da quando scesero sulle mie spiagge
e invasero la mia terra nativa.

Imposero a me
la loro società, la loro religione, le loro leggi,
ed è per questo che la mia gente
ora è ridotta a meno di quanto era,
quando con false promesse vennero
per la prima volta sulle nostre spiagge.

Io sono la Voce Indiana collettiva
e grido forte dalle milioni di tombe
di spiriti senza pace
e milioni sono le grida che si alzano
e chiedono:
Dov'è il mio futuro?
A chi appartiene?
Appartiene al mio popolo?
Ci sarà felicità sulla terra
che per diritto è mia?





LEONARD PELTIER E' INNOCENTE!





LIBERTA' PER LEONARD PELTIER!




LEONARD PELTIER











Leonard Peltier è Anishinabe e Dakota/Lakota ed è nato il 12 settembre 1944 a Grand Forks nel Nord Dakota.
Durante la sua prigionia che dura ormai da 31 anni, l'attivista indiano è divenuto un riconosciuto pittore e scrittore.
Nel 1986 è stato colpito da un ictus al cervello. Da quel momento ha perso l'80% della vista all'occhio sinistro. Si è ammalato di diabete, soffre di alta pressione.Secondo informazioni dell'APM adesso si è ammalato anche di cancro.
Peltier una volta, ha descritto i suoi sentimenti in prigionia in questo modo:
"Trascorrere il tempo in prigione fa emergere un'immensa oscurità nella mia capacità d'immaginazione.
… Il tempo è un cannibale che divora la carne dei tuoi anni, giorno per giorno, boccone per boccone."
Nel 1999, sotto il titolo "Prison Writings: My Life is my Sundance", è uscito un suo libro autobiografico, pubblicato in Italia con il titolo "Scritti delle prigioni: La mia vita é la mia danza del sole". Peltier, già denominato il Mandela d'America, è considerato dall'APM, da Amnesty International e da altre organizzazioni per i diritti umani un prigioniero politico.



manifestazione di solidarietà
movimento dei Nativi
per Leonard Peltier






Toro Seduto-Lakota








TORO SEDUTO
Tatanka I'yotanka Nato nel 1837 a Grand River Morto 15.12.1890 a Standing Rock


Toro Seduto era figlio di Four Horses, un capo di secondo piano nella tribù Hunkpapa'. In gioventù il suo nome era Hakada o Jumping Badger (Tasso che salta), ma quando a soli dieci anni riuscì ad abbattere durante una caccia un giovane bisonte con una freccia e gli fu quindi dato il nome Buffalo Bull Sitting Down, per ricordare l'episodio di caccia. A quattordici anni prese parte a una battaglia contro i Corvi, in cui si distinse come guerriero. In ogni caso non divenne famoso per il suo coraggio in guerra o per atti eroici, ma piuttosto per le sue capacità tattiche e organizzative nell'insurrezione contro gli Americani di cui sarebbe diventato il nemico più accanito e pericoloso. Si conosce abbastanza bene la vita di Toro Seduto perché la illustrò personalmente con la scrittura pittorica. Per farlo utilizzò un libro di ordinanza del 31° Reggimento di fanteria che, più tardi, gli fu rubato e finì nelle mani della guarnigione di Fort Buford. Dalle sue illustrazioni si deduce che fino al 1870 aveva preso parte a sessantatré battaglie contro i nemici storici, in particolare i Corvi, e contro gli invasori bianchi. Più tardi era diventato un allevatore di cavalli di successo e, nel 1861, fu nominato stregone degli Hunkpapa. Veniva interpellato in molte occasioni, anche politiche, tanto che intorno a lui si formò un vero e proprio punto di incontro di tutti i Sioux scontenti. Toro Seduto covava un profondo odio nei confronti degli Americani e si rifiutava di usare la lingua inglese. Aveva invece molta stima dei Franco-Canadesi, pare addirittura che si sia fatto battezzare da Padre de Smet, un gesuita belga. Nel 1863 fece visita ai Santee nella loro riserva inospitale a Crow Creek. Ciò che vide rafforzò la sua posizione di inimicizia senza compromessi per gli agenti americani, gli speculatori e i coloni. Da allora combattè con ogni mezzo con i soldati che, a dispetto di promesse e trattati, sempre più spesso e sempre più numerosi penetravano nel territorio dei Sioux. Le capacità di combattente di Toro Seduto, per primo il coraggio, furono spesso messe in dubbio e vi furono cento comandanti e capi che in questo lo superarono. Si deve però credere che sia stato un combattente leale e che non abbia mai ucciso ne donne, ne bambini. Toro Seduto era un uomo forte, un po' tarchiato, con un viso intenso, pelle piuttosto chiara e capelli castani, una rarità tra gli indiani, che portava legati in due grandi trecce. Il suo viso pieno di cicatrici è certamente una tra i più interessanti volti indiani e certamente il più conosciuto. Rispecchia tutte le qualità tipiche di Toro Seduto: intelligenza, fermezza di carattere, durezza e perspicacia. Era un politico puro sangue nel senso più autentico della parola e aveva il dono di affascinare chi gli stava vicino e di saper trovare gli uomini più adatti per ogni incarico e di raccoglierli attorno a sé, come ad esempio Cavallo Pazzo. Come oratore aveva una grande forza di persuasione che non dipendeva solo dal modo di parlare, ma anche per le sue argomentazioni chiare e convincenti.





Qual è il trattato che i bianchi hanno rispettato e gli Indiani hanno rotto? Nessuno. Quale trattato stipulato con noi dall'uomo bianco è mai stato rispettato? Nessuno. Quand'ero ragazzo la terra apparteneva ai Sioux, il sole sorgeva e tramontava nel loro paese, potevano mandare in battaglia diecimila guerrieri a cavallo! Dove sono ora quei guerrieri? Chi li ha uccisi? Dov'è la nostra terra? A chi appartiene ora? Quale bianco può sostenere che io gli abbia mai rubato terra o anche un solo penny che gli appartenessero? Eppure mi accusano di essere un ladro! Ho mai preso una donna prigioniera, ne ho mai molestata una? Mai, eppure sostengono che sono un indiano cattivo...Quale legge ho mai infranto? Non è forse giusto che io difenda il mio diritto alla vita? Forse non è lecito perché ho la pelle rossa, perché sono un Sioux, perché sono nato dove hanno vissuto i miei antenati, perché sarei disposto a sacrificare la mia vita per il mio popolo e per il mio paese?

Dopo la firma del trattato del 1868, Nuvola Rossa fu più o meno assente dalla vita politica dei Sioux. Al suo posto erano arrivati Toro Seduto e Cavallo Pazzo; entrambi si erano rifiutati di sottoscrivere quel foglio "zeppo di menzogne", perché fondamentalmente non credevano agli accordi degli Americani. I fatti diedero loro ragione perché, già nel febbraio 1869, il trattato fu violato con un decreto del ministro della guerra con il quale si vietava agli indiani di cacciare fuori dal loro territorio, altrimenti sarebbero stati considerati nemici. Nel 1874, il generale Sheridan mandò una spedizione militare esplorativa con il pretesto di procurarsi precisi chiarimenti sul percorso dei Sioux nei loro spostamenti. Vi presero parte, per occultare il vero scopo, esperti in geologia e mineralogia: si sarebbero cercate risorse del sottosuolo nelle montagne sacre dei Sioux. A capo della spedizione fu messo il luogotenente George Armstrong Custer, il generale della guerra civile noto per la sua famigerata crudeltà e la sua esagerata ambizione, il cui nome è indissolubilmente legato alla più grande sconfitta subita dall'esercito americano nel XIX secolo. II risultato di questo atto che ancora una volta violava il trattato di Fort Laramie, fu riportato in articoli di giornale dal tono entusiastico: "Miniere d'oro nelle Black Hills". Scoppiò subito un'incontenibile febbre dell'oro: avventurieri e cercatori d'oro giunsero a frotte nelle zona delle Black Hill, ma, con grande delusione di tutti, il generale Sheridan proibì l'ingresso nel territorio dei Sioux e fece sequestrare le attrezzature. Mentre Nuvola Rossa e il capo dei Brulé, Coda Maculata, avevano fiducia nel trattato di Fort Laramie e sulle garanzie del presidente, Toro Seduto vedeva la situazione in modo molto più realistico:

Le Paha sapa' appartengono ai Sioux, oggi e sempre. Se i bianchi tenteranno di prendercele, combatteremo!

Per il momento non fecero ancora nulla anche quando una commissione del governo americano, nel 1875, cercò per mesi risorse minerarie del sottosuolo nelle Black Hills e confermò i risultati della spedizione di Custer. In settembre ebbero luogo i primi colloqui tra la commissione governativa e una delegazione di Sioux, Cheyenne del Nord e Arapaho per l'acquisto delle Black Hills. Visto che le trattative non davano risultato alcuno, il governo americano si tolse la maschera: tolse le truppe dal confine indiano e lasciò entrare migliaia di cercatori d'oro nella regione delle Black Hills. Spuntarono come funghi accampamenti di cercatori d'oro, ma però fu una ulteriore provocazione a far scoppiare l'attesa guerra. Gli indiani, a causa dell'inverno molto rigido, erano costretti ad uscire dal territorio e ad andare a cacciare nella zona del fiume Powder. Il trattato assicurava loro questo diritto, ma il Ministro per gli Interni Chandler, il 5 dicembre 1875, pose un ultimatum agli indiani che si trovavano fuori dalla riserva: entro il 31 dicembre al più tardi avrebbero dovuto rientrare, altrimenti sarebbero stati considerati nemici. Questo ultimatum, assolutamente insensato, non potè, ovviamente, essere comunicato correttamente per cui, il 1 ° febbraio, venne dichiarata guerra agli indiani. A questo punto anche Toro Seduto esortò alla guerra e, col suo linguaggio vigoroso e colorito, seppe spiegare il perché alla sua gente e allo stesso tempo infondere loro coraggio;

Guardate, fratelli, è arrivata la primavera! La terra riceve l'abbraccio del sole e presto vedremo i frutti di questo amore. Ogni seme si risveglia e tutti gli animali ricominciano a vivere. Anche la nostra vita viene da questa forza misteriosa e quindi accordiamo ai nostri vicini, persino agli animali dei dintorni, il diritto di vivere nel nostro paese. Ma ora ascoltatemi, gente! Ora abbiamo a che fare con qualcosa di diverso: una gente, tanto fragile e piccola quando i nostri padri la incontrarono per la prima volta, è ora cresciuta e avanza pretese. Hanno particolare disposizione per l'agricoltura e la loro gioia per il possesso è per loro una vera mania. Questa gente si è posta molte leggi che i ricchi possono infrangere e i poveri no. Mettono tasse ai poveri e ai deboli per mantenere i ricchi e il governo. Da noi pretendono nostra madre, la terra, e si definiscono nostri vicini. Solo sette anni fa abbiamo sottoscritto un trattato in cui ci veniva assicurato che il paese dei bufali avrebbe dovuto essere nostro per sempre; ora minacciano di togliercelo. Fratelli dobbiamo arrenderci o dire loro: dovrete uccidermi prima di impossessarvi della mia patria!




Toro Seduto si era stabilito in Canada con la sua gente nei pressi delle Wood Mountains. Il governo inglese aveva concesso loro il permesso, purché in ogni caso rispettassero le leggi della regina. In seguito il governo inglese si rivolse più volte a quello americano per spingerlo a riprendersi i Sioux. Nell'autunno 1878 fu istituita una commissione che si riunì a Forte Walsh in Canada. Il governatore Terry, che prese parte alla riunione da parte americana, si mostrò molto disponibile e assicurò ai Sioux un'accoglienza benevola e abbondanti provviste di viveri, se avessero consegnato fucili e cavalli. Toro Seduto, presente con altri venti capi di secondo piano, rifiutò fieramente l'offerta di Terry. Ancora una volta il governo americano aveva dimostrato la propria incapacità nel trattare con gli indiani. In Canada invece gli Inglesi avevano trovato, con il tempo, un modo di comportarsi con gli indiani onesto e corretto, ma certo non avevano l'intenzione e la possibilità di risolvere i problemi indiani degli Stati Uniti. Negli anni seguenti la situazione alimentare dei Sioux in Canada divenne sempre più critica, vi erano sempre meno bisonti, ed erano costretti ad andare a caccia in territori molto vasti per procurarsi la carne necessaria.

Sappiamo che i bisonti dall'altra parte del confine sono destinati a sparire. Perché? La terra là è avvelenata dal sangue, un veleno che stermina i bufali o li allontana. Vai nella tua terra! Osserva le migliaia di bufali morti che si decompongono nella prateria e che i vostri giovani hanno ucciso per divertimento!

Nel luglio del 1881, Toro Seduto dovette subire la più grande umiliazione della sua vita: lasciò il Canada e si arrese a Fort Buford, nel Missouri.

Vi consegno questo mio fucile per mezzo di mio figlio. Spero che almeno lui impari a vivere come i bianchi. Vorrei che si ricordasse che sono stato l'ultimo a consegnare il fucile e l'ho fatto oggi. Se avete qualcosa da dirmi, fatelo ora, poiché non voglio rimanere all'oscuro ancora a lungo. Ho mandato, di tanto in tanto, messaggi, ma non è mai successo nulla di nuovo. Gli altri capi. Re Corvo e Fiele, non volevano che venissi, anche da toro non ho ricevuto buone notizie. Ora spero solo che mi sia concesso di stabilirmi da questa o dall'altra parte della frontiera. Vorrei continuare a fare la mia vecchia vita di cacciatore e vorrei poter commerciare da una parte o dall'altra parte del confine e non vorrei essere costretto a rinunciare. Desidero che il mio popolo possa vivere in una riserva sul Little Missouri. Alcune famiglie rimarranno nella zona delle Wood Mountains e tra le Wood Mountains e Qu'Appelle. Conosco molta gente tra gli Yankton a Poplar Creek e mi piacerebbe che questi e tutti quelli che vivono nella riserva di Standing Rock, venissero nella mia riserva.

Il colonnello William Brown, un giovane ufficiale, raccontò poi:
Toro Seduto dava la sensazione di essere un uomo malato. Il suo volto era segnato dalla fame e dalle preoccupazioni. Era molto invecchiato. Arrendersi agli odiati bianchi e rinunciare alla sua amata libertà, deve essere stato un duro colpo per il suo orgoglio. Ne soffrì molto.

Il 29 luglio una nave trasportò Toro Seduto e la sua gente a Port Yates, all'agenzia di Standing Rock. Dopo essere stato liberato dalla sua prigionia cominciò una lunga faida con il comandante, maggiore McLaughlin, un uomo stupido e vanitoso. Quest'ultimo tentò di sobillare gli altri capi dell'agenzia contro Toro Seduto, ma i suoi intrighi fallirono. Irritato, mandò Toro Seduto fuori dalla riserva ogni volta che se ne presentasse l'occasione. Fu così che Toro Seduto partecipò all'inaugurazione della Northem Pacifìc Railroad, incontrò l'ex presidente Grant e ufficiali dell'esercito americano, contro i quali avevano combattuto fino a poco prima, che però ora gli stringevano amichevolmente la mano e fece l'ultima caccia al bisonte nel 1883. Ma Langhlin aveva ottenuto esattamente il contrario: Toro Seduto non solo non era stato liquidato, ma aveva ottenuto maggiore considerazione e popolarità, tanto da suscitare invidia e gelosia nel capo Fiele, suo compagno di lotta al Little Big Horn. Per evitare i meschini litigi della riserva, Toro Seduto prese parte a viaggi in varie città degli Stati Uniti e del Canada. Tra le altre cose collaborò, nel 1885, allo show di Buffalo Bill sul selvaggio Ovest. Tuttavia la reazione del pubblico americano risentiva ancora della manipolazione dell'opinione pubblica, durata anni, da parte delle autorità e della stampa. Mentre in Canada Toro Seduto veniva festeggiato come l'ideale di generale e di uomo di stato corretto, negli Stati Uniti lo si ingiuriava e oltraggiava spesso come assassino del generale Custer. Toro Seduto che non capiva l'inglese, non ne soffrì molto; impassibile, vendeva autografi per un dollaro e cinquanta e trasformò lo show in un grande successo. Buffalo Bill alla fine della tournée gli regalò un cavallo da circo e un grande cappello bianco, con cui il famoso Sioux si faceva fotografare spesso. Mc Langhlin rimediò un altro insuccesso, mandando per pura cattiveria il famoso capo Sioux nella riserva dei Corvi, i nemici mortali dei Sioux, in Montana. Certo la comparsa di Toro Seduto suscitò all'inizio grande turbamento: Crazy Head, un capo dei Corvi, voleva sfidarlo a duello, ma alla fine i due nemici di sempre si riappacificarono e Crazy Head regalò al suo ospite trenta cavalli di razza. Toro Seduto rimase fedele al suo modo di vivere, nonostante tutti i tentativi destabilizzanti di Mc Langhlin: allevava il bestiame, coltivava i campi, mandava a scuola i suoi figli ed era rimasto il personaggio più rispettato dei Sioux. Nel 1888 riuscì a impedire che si realizzasse il progetto degli Americani di comprare undici milioni di iugeri di terra al prezzo ridicolo di cinquanta cent a iugero. Ma un anno dopo, l'acquisto ebbe comunque luogo. Rassegnato, Toro Seduto concluse:

Non vi sono più indiani, sono l'ultimo!





Toro Seduto predisse che il Grande Spirito avrebbe abbandonato i Sioux a causa della loro vendita sacrilega. Effettivamente poco dopo i Sioux furono colpiti da carestie e epidemie, tanto che si creò un clima di tale disperazione che favorì la crescita del movimento Ghost-dance Wovokas. Mc Langhlin ne osservò biecamente lo sviluppo, ora infatti aveva un pretesto per arrestare lo scomodo Toro Seduto. Ma, quando si conobbero le sue intenzioni, alcuni poliziotti indiani della riserva presero le distanze: Bill Cody venne in aiuto del suo vecchio amico, persino con un carro pieno di regali, ma fu rimandato indietro da Mc Langhlin con l'espediente di una meschina bugia. Tuttavia queste iniziative ebbero successo, perché Mc Langhlin non avrebbe ora più potuto permettersi di arrestare Toro Seduto. Il 12 dicembre 1890, le macchinazioni di Mc Langhlin portarono ad un ordine di arresto militare; quarantatre poliziotti indiani della riserva si misero in cammino per catturare Toro Seduto ma non riuscirono perché molti Hunkpapa, inviperiti, si schierarono intorno alla casa del loro amato capo.Tre giorni dopo i poliziotti strisciarono fino alla casa di Toro Seduto e tentarono di portarlo subito via, ma arrivarono i suoi amici; ne nacque un tremendo tafferuglio, partirono dei colpi, e Toro Seduto cadde a terra colpito e con lui anche Bull-head, il poliziotto che gli aveva sparato alla schiena. Red Tomahawk colpì ancora il capo ferito. Alla fine delle lotta gli amici più fedeli di Toro Seduto giacevano morti accanto al corpo del loro capo. Suo figlio diciassettenne implorò di essere risparmiato, ma fu ugualmente ucciso, a sangue freddo, dai poliziotti. Non vi è dubbio che l'ordine di arresto nascondesse l'intenzione non dichiarata di uccidere Toro Seduto, in un modo o nell'altro, poiché ritenevano rappresentasse un pericolo costante per la sicurezza. Come molti altri difensori indiani della libertà, anche Toro Seduto cadde per mano di un appartenente al suo stesso popolo. Le spoglie del grande capo Sioux furono sepolte in un angolo del cimitero indiano della riserva di Standing Rock.





Toro Seduto-Lakota






E' morto FLOYD WESTERMAN"Red Crow"-l'esponente più noto della riserva dei Sioux del South Dakota.
Attivista militante della causa degli Indiani d'America
attore,musicista e scrittore
lo ricordiamo nel film"Balla coi lupi,jonathan degli orsi....."


...Floyd ha girato negli Stati Uniti e in tutto il mondo, cantando le sue canzoni sulle tradizioni
e sulle sofferenze del suo popolo.
Nelle riserve e nelle baraccopoli ha infuso coraggio ai fratelli che lottano contro la povertà e l’alcolismo,
lottando contro il tentativo del Governo di appropriarsi dei loro territori.
Red Crow ha sempre detto che portare via la “Madre Terra” a un Indiano,
significa condannarlo alla sua morte spirituale,
perché tutta la sua religione è legata alla terra dei suoi antenati.
È convinto che solo la spiritualità indiana possa salvare gli uomini e le tribù....






    


” My heart is full of sadness. He was the greatest cultural ambassador that Indian America ever had -a real national treasures.”
AIM co-founder Dennis Banks told Indian Country Today.

“Il mio cuore è pieno di tristezza. E’ stato il più grande portavoce culturale che l’America Indiana abbia mai avuto -
un vero patrimonio nazionale.”
Queste sono le parole di Dennis Banks, uno dei fondatori dello AIM, dette al giornale Indian Country Today.



Toro Seduto-Lakota





Fra le popolazioni native, si attribuisce grandissima e sostanziale importanza alle Quattro Direzioni (Sacre), che accompagnano, seguono e guidano dalla nascita alla morte ogni singolo individuo. Secondo i nativi, tutti gli esseri viventi, dagli animali agli alberi, crescono e si estendono in tutte le direzioni, e per volere della fortuna e degli elementi, la crescita o la nascita, divengono più o meno complete. Fin dalla nascita, un bambino pellirosse viene istruito e allevato spiegando ad esso come prima cosa i Quattro Grandi Poteri della Ruota di Medicina, contenuti nelle Quattro Sacre Direzioni. Questo percorso, ed insegnamento della Ruota di Medicina al bambino lo porta alla consapevolezza ed alla propria completezza nell’ equilibrio fra se stesso, la natura e gli Dei. Il bambino, comincerà ad apprendere gli insegnamenti da una punta della Ruota di Medicina, indistintamente, andando mano a mano nel tempo a completarla facendo così il giro completo di tutte le Direzioni.

EST:
L’ Est è la direzione spirituale della visione sulle origini e le cause di tutte le cose. L’ Est è la direzione dove ogni giorno sorge il sole (Alba), dando luce al mondo, chiarezza, innocenza e calore. L’ Est è la direzione dell’ inizio della vita che nasce e che rinnovandosi nasce nuovamente dopo il buio, la primavera dopo l’inverno.

Animale Totem:
L’ animale Totem che più raffigura l’ Est, è l’ Aquila. Essa, infatti, vola in alto più di qualsiasi altro uccello, usando le sue enormi ali, ed è per questo che si avvicina al sole, il Grande Spirito.

Piante Sacre:
Le piante associate alla direzione dell’ Est sono, il Pino, la Salvia ed il Tabacco. Tabacco: Onora gli antenati e ne invoca la saggezza Pino: Il Pino, ci offre la pulizia, la fertilità e la pace della mente. Molti nativi lo usano dentro la propria abitazione, perché si ritiene sia un buon guardiano, essendo un sempreverde, quindi non muore mai e restando sempre in veglia.

SUD:

Il Sud è il luogo di origine dell’ innocenza e della fiducia. Il sud è la direzione per percepire sentimenti nel nostro cuore. Il Sud è la direzione ove il sole è al culmine della sua altezza. Il Sud, aiuta lo sviluppo delle proprie emozioni, come l’ amore, la generosità, la lealtà ed il senso di giustizia.. Il Sud è l’ energia che il bambino apprende per divenire adulto e giusto di spirito. L’Acqua rappresenta a meraviglia i vari aspetti dell’ emotività umana e dei suoi comportamenti , come ad esempio: La calma, rappresentata da una superficie di un lago, quindi privo di grosse onde. L’ Oscurità, rappresentata da una pozzanghera torbida. La purezza, rappresentata da un ruscello che scorre lungo tutto il suo percorso. La violenza, rappresentata da una bella tempesta su di un mare o di un oceano.

Animale Totem:
L’ animale Totem che meglio rappresenta la direzione del Sud, è il topo, perché dotato di una sensibilità e di una percezione sviluppatissimi.

Piante Sacre:
Le Piante sacre che troviamo a Sud della Ruota di Medicina e, che possono esser usate nelle preghiere, sono il cedro e la copale. Cedro: Serve come protezione, è amico del sole e serve per una nuova vita. Copale: Usata nelle cerimonie basate sull’ enfasi della direzione Sud-Ovest.

OVEST:
L’ Ovest è la direzione Sacra dalla quale arriva il buio. L’ Ovest è la direzione dell’ introspezione dello sguardo interiore dell’ uomo. Dalla direzione dell’ Ovest, provengono tuoni e fulmini. Parole di Cervo Zoppo ce lo mettono in risalto: “Tutto nella natura si muove in un determinato movimento che per gli occidentali è il senso orario. Solo gli Esseri del Tono vanno in senso contrario a quello orario” L’ Ovest simbolicamente è anche dimostrazione di potenza. La persona impara a riconoscere dall’ Ovest le creature dell’ ombra, le sfaccettature e il modo di operare della propria mente e della psiche, ed impara a trasformare e mutare queste cose attraverso la propria volontà.

Animale Totem:
L’Animale Totem dell’ Ovest, più adatto è rappresentato dal Grizzly.

Piante Sacre:
Le Piante Sacre rappresentate da questa direzione, sono la Salvia, l’ Artemisia e il salice. Salvia: Viene usata come purificatrice, fungendo così da allontanamento di forze o energie negative. A volte, viene usata anche verso la direzione dell’ Est, ma trova tutte le sue caratteristiche incentrate sulle qualità dell’ Ovest. Artemisia: Usata perché “dona” le visioni e viene usata per rendere chiari i sogni e le profezie. Salice: Per alcune tradizioni, è l’ inconscio sotterraneo, il rinnovamento della vita dopo la morte.

NORD:

Il Nord è la dimora dell’ inverno, è dove nasce la saggezza, dove risiedono gli insegnamenti ed i doni intellettuali simboleggiati dalle Montagne e dai Laghi Sacri. La persona che trae ispirazione e percezione da questa direzione, è colma di saggezza appresa in modo solitamente molto duro. Infatti, l’ uomo del Nord, è sopravissuto al gelo, alla fame, alle pestilenze, alle inondazioni, alla perdita dei famigliari ed altre cose ancora. Egli, da queste avversità, ha appreso l’ altruismo e l’interdipendenza di tutte le creature, scolpendo nel proprio cuore queste esperienze e mettendole in pratica nei momenti del fabbisogno, come ad esempio mai commettere due volte lo stesso errore, calcolare, valutare e prevedere eventi ecc ecc.

Animale Totem:
L’ Animale Sacro alla direzione del Nord, è rappresentato dal Bisonte, perché da esso, i nativi usavano tutto, senza buttare nulla, e quindi traendo sostegno e nutrizione.

Piante Sacre:
La Pianta più Sacra a questa direzione, è rappresentata dalla: SweetGrass (Capelli della nonna). I suoi capelli bianchi, sono il simbolo dell’ esperienza, frutto di molte conquiste nel tempo.







LE QUATTRO SACRE DIREZIONI IN SCHEMA

EST

Colore: Giallo
Animale Medicina: Aquila
Proprietà: Rinnovare, illuminare
Freccia di medicina: Dalla direzione della lungimiranza
Simbolo: Fuoco
Stagione: Primavera
Momento della giornata: Alba


SUD


Colore: Verde
Animale Medicina: Topo
Proprietà: Innocenza, fiducia, percezione della
natura nel nostro cuore
Freccia di medicina: Dalla direzione dell’ innocenza
Piante: Cedro, Copale
Stagione: Estate
Momento della giornata: Mezzogiorno


OVEST

Colore: Nero
Animale Medicina: Orso
Proprietà: Luogo dello sguardo interiore,
natura introspettiva dell’ uomo
Freccia di medicina: Dalla direzione dell’ introspezione
Simbolo: Terra
Stagione: Autunno Piante: Pino, Salvia, Tabacco
Piante: Artemisia, Salice, Salvia
Momento della giornata: Tramonto


NORD

Colore: Bianco
Animale di Medicina: Bisonte
Proprietà: Saggezza
Freccia di medicina: Dalla direzione della saggezza
Simbolo: Aria
Stagione: Inverno
Piante: Sweetgrass
Momento della giornata: Cielo notturno






July 26

Toro Seduto-Lakota










Emulazione

Quando ascolto i vecchi che raccontano
di eroi,di gesta e di bei tempi andati,
dentro di me rifletto e penso
che anch'io domani sarò uno di loro.

Quando ascolto gli uomini della mia tribù
lodare i grandi di un tempo,
i famosi guerrieri del passato,
allora so,in cuor mio,
che anch'io sarò lodato;
anch'io,quando il mio tempo arriverà,
grandi cose farò.

* Sioux *




Canto della nuvola

Io sono nuvola rossa,
sono fatta di cielo
e canto tra i fiori,sui monti,
tra le vesti fiorite delle cime.
Il mio canto è come quello di un uccello
nascosto tra le rocce.
Piango al mattino
percorrendo il sentiero,
lo sguardo alle ultime stelle.

* Kiowa *









L'aquila della pioggia

Scendi tra i figli della terra,
o Grande Aquila.
Tu che porti rugiada tra le penne,
re delle alate creature,
vieni!
I nostri campi e le sorgenti
sono asciutti,
la febbre uccide.
Scendi tra le nostre case minacciate,
i giovani assetati,
le donne sofferenti.
Portaci la pozza di rugiada
che tieni sempre chiusa tra le spalle!.

* Iroquoi *











Ogni alba

è un simbolo sacro.

Sì,

perché sacra

è ogni giornata,

quando nostro

Padre Wakan-Tanka

ci manda la luce.

* Alce Nero *















* * * * * *


Il cacciatore si rivolge
al cervo che ha abbattuto

Mi dispiace di averti dovuto uccidere,
piccolo fatello.
Ma io ho bisogno della tua carne,
perchè i miei figli soffrono la fame.
Perdonami,piccolo fatello.
Io voglio onorare il tuo coraggio,
la tua forza
e la tua bellezza
- guarda!
Io appendo le tue corna
a questo albero;
ogni volta che vi passo davanti,
penserò a te
e renderò onore al tuo spirito.
Mi dispiace di averti dovuto uccidere;
perdonami,piccolo fatello.
Guarda,in tua memoria
io fumo la pipa,
io brucio questo tabacco.

* Jimalee Burton *



* * * * * *


Ho-chee-nee Jimalee Burton
un indiana Cherokee,ha scritto questa poesia nel 1974.
I Cherokee vivevano originariamente come contadini nel Sud Ovest degli Stati Uniti,
abitavano in insediamenti assai grandi e avevano una forma di governo democratica.
Il loro benessere suscitò l'invidia dei conquistatori bianchi ed essi vennero trasferiti con la forza nell'Oklahoma,
un territorio arido e sterile.
Quando i Cherokee ebbero reso fertile anche questa terra,furono cacciati di nuovo.



* * * * * *







* Goyathlay-Geronimo *







* Goyathlay-Geronimo *




Geronimo nacque nel 1829 come figlio di un semplice apache, Taklishim, vicino alle sorgenti del fiume Gila, in Arizona. Il suo primo nome fu Goyathlay, finché i messicani non gli diedero il soprannome di Geronimo (Hieronymus). Talvolta i soldati americani chiamavano Victorio Old Vic e Geronimo, a sua volta, Old Jerome. Trascorse una gioventù spensierata con i suoi fratelli. Il paese dove allora abitavano gli Apache Bedonkohe era particolarmente fertile ed è quindi comprensibile che anche i bambini facessero qualche lavoro nei campi. A otto o nove anni Geronimo fu condotto a caccia, per la prima volta, non solo della solita selvaggina, ma anche del bisonte, che veniva inseguito a cavallo. Anche in seguito quando andò a caccia di orsi, le sue armi furono sempre ed esclusivamente lancia, arco e frecce. Gli Apache Bedonkohe ebbero pochi contatti con i bianchi, tanto che in gioventù Geronimo ebbe occasione di vedere al massimo, una volta, un missionario. I suoi primi rapporti più ravvicinati con i bianchi furono intrisi di profonda tragedia e sarebbero diventati determinanti per la sua vita futura. A diciassette anni fu accettato nel consiglio dei guerrieri e poté pensare, in qualità di membro effettivo della tribù, di sposarsi. Alope, una fanciulla apache che corteggiava da tempo, divenne sua moglie e gli diede tre figli creando così una giovane famiglia che viveva serena e felice. Quando Geronimo aveva circa trentanni fu colpito da un colpo del destino destinato a lasciare il segno non solo sulla sua vita, ma su tutta l'evoluzione storica del Sud-Ovest. Mentre nel 1858 prendeva parte a una spedizione in Messico dove i Bedonkohe andavano per concludere affari con commercianti sul confine, le donne e i bambini indifesi lasciati al campo furono attaccati da soldati messicani e uccisi senza pietà. Tra i morti si trovavano anche la madre, la moglie e tutti e tre i figli di Geronimo che, impietrito, rimase davanti ai corpi delle persone che erano state più care a lui.

Nel campo non vi era una sola luce, così mi allontanai, senza essere riconosciuto, e andai al fiume. Non so quanto tempo rimasi là, ma quando vidi che i guerrieri si radunavano per il consiglio, presi il mio posto.



Questo tragico avvenimento ebbe lo stesso effetto sulla vita di Geronimo di quello provocato dall'assassinio - circa un secolo prima - della famiglia di Logan, da parte di Daniel Greathouse". Un uomo pacifico si trasformò in un angelo vendicatore: da quel momento Geronimo odiò i Messicani con tutto il cuore e fece di tutto per placare la sua sete di vendetta e il suo comportamento ne fu l'angosciosa conseguenza. Bruciò la capanna in cui aveva vissuto con la sua famiglia, radunò tutto ciò che conteneva e si offrì come ambasciatore della sua tribù per chiedere aiuto alle altre per una giusta rappresaglia contro i messicani. Tanto fu il suo zelo durante questa "missione", che nel giro di pochi mesi riuscì a convincere tre tribù. Prima che i messicani potessero rendersene conto gli apache raggiunsero la città di Arispe e gli otto uomini che gli abitanti mandarono loro incontro furono uccisi a sangue freddo per provocare i militari. Subito uscirono due compagnie di cavalleria e di fanteria e con gioia rabbiosa Geronimo si accorse che tra loro vi erano anche gli assassini della sua famiglia. Scoppiò una battaglia furiosa che durò più di due ore e vide molti caduti da entrambe le parti. Geronimo combatté come un leone e, quando anche gli ultimi messicani si diedero alla fuga, fu nominato dagli entusiasti guerrieri capo sul campo. Nel corso di ulteriori numerose razzie nel Messico, che guidò personalmente, il suo nome divenne famoso quanto temuto. Inizialmente combatté come alleato di Mangas Coloradas e, dopo la sua morte, di Cochise, considerandosi da quel momento un apache Chiricahua. Geronimo più tardi sottolineò che gli Apache, specie durante la guerra di secessione, furono vittime di ogni tipo di misfatti da parte di canaglie bianche che, per evitare i rigori della legge, si rifugiavano nei territori di confine Dopo la campagna di Crook, Geronimo ritornò nella riserva. Ma dopo la morte di Cochise le cose si fecero insopportabili e quindi Geronimo lasciò la riserva, con circa ottanta guerrieri, e riprese la guerra contro gli americani e i messicani. Nella primavera del 1877, l'Agente della riserva di San Carlos, John P. Cium, riuscì a far prigioniero Geronimo. In realtà era stato proposto a Geronimo di venire a San Carlos e, credendo che si volesse trattare con lui, accettò, ma con suo grande stupore si vide disarmare e gettare in prigione e gli americani lo lasciarono di nuovo libero solo quattro mesi dopo. Questo discutibile modo di agire non era certo la cosa migliore per far entrare gli americani nelle simpatie di Geronimo. Nel settembre del 1881, circa settantacinque guerrieri apache lasciarono la riserva di San Carlos e si misero al sicuro in Messico, i loro capi erano Geronimo, Naiche e Juh. Ancora una volta un gruppo relativamente piccolo di apa che provocò il massimo allarme tra i militari e la popolazione civile, nonostante che il confine messicano fosse pattugliato in forze dall'esercito americano. Nell'aprile del 1882, quegli spericolati guerrieri riuscirono a tornare negli Stati Uniti, per spingere i loro fratelli nella riserva a unirsi a loro e quando ripartirono in direzione sud il numero dei loro guerrieri era salito a circa trecento unità. Il colonnello Forsyth, capo degli americani durante la battaglia di Beecher's Island, si mise all'inseguimento con un reparto di cavalleria forte di quattrocento uomini. Con una mossa tattica geniale, Loco, il capo degli Warm Springs Apache, pur con un occhio solo, impegnò la sua retroguardia in un combattimento con gli inseguitori, trattenendoli così a lungo da permettere a gran parte dei suoi guerieri di raggiungere il confine messicano. Qui caddero in un agguato del maggiore Lorenzo Garcia, che massacrò con i suoi duecentocinquanta soldati, donne, bambini e vecchi in fuga. Infuriati, i guerrieri misero al sicuro i superstiti e tornarono sulle montagne della Sierra Madre. I messicani proibirono a orsyth, che era sopraggiunto nel frattempo, di continuare l'inseguimento degli apache che fremevano per l'impazienza di vendicarsi. L'esercito americano, ben sapendo quale pericolo rappresentassero gli "Apache liberi", rinforzarono la guarnigione dei forti. Venne richiamato anche il generale Crook, che non aveva ottenuto grandi risultati contro i Sioux e gli Cheyenne. Convinto che continuare la guerra contro gli Apache fosse insensato, Crook ritenne meglio trattare con Geronimo, che chiamava "Tigre vestita da uomo", e con gli altri capi. Dopo molte difficoltà il corpo di spedizione di Crook riuscì a individuare e ad attaccare un campo apache nella Sierra Madre. Geronimo che stava tornando da una razzia contro i messicani, seppe che il campo era stato occupato, ma si disse comunque disposto a trattare con Crook. Geronimo, colpito dal modo di fare rozzo ma visibilmente onesto di Crook, accettò di tornare nella riserva e, nei mesi successivi, trattando con il capo Chaeto si impegnò a raccogliere ciò che rimaneva degli apache e condurli nella riserva di San Carlos. Con Crook tornarono alla riserva più di trecentocinquanta apache, con i capi Loco, Nana, Mangas Coloradas, Chihuahua e Bonito. Nel febbraio 1884 li seguirono anche Geronimo e Chato: era la riprova che il progetto di Crook aveva avuto successo. Per più di un anno regnò la pace, anche se turbata da una perfida compagna di stampa contro Crook e Geronimo. Si chiedeva la morte di Geronimo e si accusava Crook di aver capitolato di fronte a quel "diavolo". Non è ancor oggi chiaro il motivo che spinse Geronimo, Nana, Naiche e Mangas Coloradas a lasciare di nuovo la riserva, con un gruppo composto da oltre centotrenta persone, tra cui un centinaio di donne e di bambini, nel maggio del 1885. Poiché tutto avvenne dopo che era stato loro vietato un banchetto ai Fiswin, si disse che l'esclusione era legata all'eccessivo consumo di alcool, ma i veri motivi devono essere stati più complessi al punto che lo stesso Geronimo sostenne che si stava per arrestarlo e impiccarlo, ma che era stato avvertito per tempo. La stampa e il famigerato "circolo di Tucson" inscenarono una campagna d'odio, non appena vennero a conoscenza della cosa, e invocarono la guerra. Ma Crook prudentemente evitò di impegnarsi in una più vasta spedizione punitiva, pur assumendo altri scouts Apache per cercare gli Chiricahua che erano tornati nella Sierra Madre. Geronimo trasformò ancora il Sud-Ovest, con una manciata di uomini, in un inferno. Non è possibile ricordare tutte le imprese funamboliche degli Apache, ma ancora una volta migliaia di soldati, volontari e scouts, inseguirono un manipolo di guerrieri che puntualmente prendevano per il naso i loro inseguitori. Il battaglione indiano del capitano Crawford, composto da apache pronti a combattere contro i loro fratelli, riuscì, nel 1866, a chiudere Geronimo in una gola, ma prima che Crawford potesse attaccare, Geronimo e i suoi erano già scomparsi. Ma alla fine Geronimo e Naiche erano ormai disposti a trattare con Crawford, che però fu ucciso per errore, poche ore dopo, dai messicani e Geronimo, che non voleva arrendersi al sostituto di Crawford, riuscì a parlare con Crook. Due mesi dopo si giunse a un incontro alle sorgenti di San Bernardino e Geronimo si arrese con la condizione che, dopo due anni di carcere in Florida, avrebbe potuto tornare nella riserva. Con un po' di leggerezza Crook glielo promise, ma il suo superiore, generale Sheridan, mandò a monte i suoi piani e dichiarò nulla la condizione. Per di più, Geronimo e Naiche, dopo una bevuta, scomparvero e Crook fu di nuovo messo in croce. Lo si accusò di disattenzione, di mancanza di responsabilità e di eccessiva tolleranza e, il 1° aprile 1886, Crook, molto amareggiato, fu costretto a lasciare l'incarico di comandante del dipartimento dell'Arizona. Il suo successore fu il generale Nelson A. Miles, il vecchio nemico del Nez Percé Giuseppe, un ufficiale dinamico che cominciò a sparare con i cannoni anche ai passeri e sguinzagliò cinquemila soldati e cinquecento scouts indiani per inseguire Geronimo e i suoi guerrieri, ridotti a non più di due dozzine. Del resto uno solo dei guerrieri di Geronimo poteva impegnare un gran numero di avversari, come dimostra il seguente episodio: un gruppo di ottanta messicani aveva ferito un apache e ucciso il suo cavallo. Dal momento che i suoi compagni si erano volatilizzati, l'apache si nascose dietro una roccia e riprese a combattere contro i messicani, di cui ne uccise sette, e respinse gli altri per poi scomparire in montagna dove si riunì ai suoi. Questa caccia selvaggia si protrasse per mesi e Geronimo, Naiche e i loro guerrieri si segnalarono con veri e propri atti di eroismo contro la schiera di inseguitori che, tra volontari e messicani, erano ormai diventati più di diecimila. Il generale Miles si rivolse anche agli apache "addomesticati" e li mandò a cercare acqua a Fort Marion in Florida e tra loro si trovavano anche molti scouts dell'esercito senza il cui aiuto gli americani avrebbero fatto una figura ancora peggiore di quella già incassata. In agosto le cose stavano così: Geronimo era stanco di combattere e trattò con il luogotenente Gatewood, ma tutto quello che quest'ultimo poteva offrire era una capitolazione incondizionata e il trasferimento in Florida, dove gli apache avrebbero atteso le decisioni del presidente. Decisiva fu alla fine la notizia che comunicò Gatewood, quella cioè del trasferimento di tutti i Chiricahua in Florida, compresa la famiglia di Naiche. Geronimo e Naiche si consultarono e decisero di arrendersi. Il 3 settembre ebbe luogo, a Sheleton Canyon, l'incontro con il generale Miles che rese ufficiale la resa. Gli apache vissero in Florida in condizioni penose per otto anni e, nonostante la promessa di non dividerli dalle loro famiglie, Geronimo e i suoi guerrieri furono messi nella prigione di Fort Pickens, mentre le donne e i bambini furono mandati a Fort Marion. Otto anni dopo furono trasferiti a Fort Sill, in Oklahoma, dove nonostante lì vi fossero condizioni di vita migliori, anche se di poco, gli apache - che formalmente erano dei prigionieri di guerra - avevano una grande nostalgia del loro paese. Geronimo rivolse quindi un'accorata petizione al Presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt:

"C'è un importante problema tra gli Apache e il governo americano. Per vent'anni siamo stati prigionieri di guerra in seguito a un trattato stipulato dal generale Miles per gli Stati Uniti e me come rappresentante degli Apache. Questo trattato non è stato rispettato dal governo anche se, con il tempo, le condizioni erano cambiate. Nel trattato con il generale Miles ci dichiarammo disposti ad andare in un territorio fuori dall'Arizona e a imparare a condurre una vita simile a quella dei bianchi. Ora credo che la mia gente sia in grado di vivere rispettando le leggi degli Stati Uniti e vorremmo riavere la libertà di tornare nel paese che ci appartiene per diritto divino. Ora siamo di meno, abbiamo imparato a coltivare la terra per cui non ci servirà tanta terra come avevamo prima. Saremmo contenti che i bianchi si accontentassero di coltivare la terra di cui noi non abbiamo bisogno. Dobbiamo rimanere nella terra dei Comanche e dei Kiowa che non è come quella che servirebbe a noi... La nostra gente diminuisce di numero e diventerà sempre meno se non potremo tornare in patria. Secondo me non esiste una terra e un clima che assomigli a quello dell'Arizona. Noi potremmo avere abbastanza terra da coltivare, abbastanza erba, abbastanza legna e risorse del sottosuolo se potessimo vivere nel paese che l'Onnipotente ha creato per gli Apache. E nel mio paese, nella mia patria, la terra dei miei padri, dove chiedo di poter tornare. Desidero trascorrere là gli ultimi giorni della mia vita ed essere sepolto tra quelle montagne. Se sarà possibile morirò in pace con la certezza che la mia gente vive nella sua patria e che diventeranno di più, anziché sempre di meno com'è adesso, e che il nostro nome non scomparirà. So che la mia gente vivrebbe in pace e si comporterebbe secondo i voleri del Presidente, se abitasse nella terra dell'alto corso del fiume Gila, tra le montagne del New Mexico. Sarebbero benestanti, felici di lavorare la terra e di imparare le regole civili dei bianchi, che ora rispettano. Se potessi vedere che tutto ciò si compisse, potrei dimenticare tutte le ingiustizie che mi sono state fatte e potrei morire come un vecchio uomo felice. Ma in questa situazione non possiamo fare nulla da soli, dobbiamo aspettare finché coloro che hanno il potere vorranno agire. Se non accadrà mentre sarò ancora in vita, se dovrò morire in schiavitù, spero almeno che dopo la mia morte, a ciò che rimane degli Apache sia accordato il privilegio di tornare in Arizona."




Il desiderio di Geronimo fu esaudito solo in parte, non poté infatti vedere il ritorno della sua tribù in prima persona. Il presidente Roosevelt, per il cui insediamento Geronimo si era recato a New York, fece la vana promessa che avrebbe parlato del caso alle autorità competenti, aggiungendo però di non nutrire molte speranze. A Fort Sill Geronimo era una grande attrazione per i visitatori, che osservavano con compiaciuto orrore il capo apache, muscoloso e di bell'aspetto, delle cui imprese eroiche e delle cui crudeltà si era molto raccontato. Ora era diventato un pacifico contadino, la cui moglie malaticcia si occupava della casa, pieno di amore e di orgoglio per i suoi figli e che amava scrivere lettere ai fratelli della sua tribù, nella riserva di San Carlos. Nel 1903 si era convertito al cristianesimo e tutte le domeniche andava in chiesa, indossando abiti eleganti. Nel 1905, Geronimo si sposò per l'ultima volta. Nell'estate dello stesso anno, il 1905, aveva preso parte all'ultima caccia al bisonte, organizzata come uno "show". Nel 1908 girò per qualche mese il paese con il Pawnee Bill's Wild West Show. Si racconta che vendesse i bottoni d'ottone della sua giacca, per 1 dollaro l'uno, come souvenir, e che l'astuto capo durante la notte ne riattaccasse di nuovi. Il 17 febbraio 1909, Geronimo morì in una piccola capanna, vicino all'ospedale di Fort Sill. Poco tempo prima era stato sorpreso durante una cavalcata dal maltempo e aveva preso una grave polmonite. Appena prima della sua morte fece mettere il basto e imbrigliare il suo cavallo, poi afferrò le redini. Alla sua morte il cavallo fu ucciso. Geronimo, l'ultimo grande capo guerriero degli Apache, poteva ora andare nei territori di caccia eterni. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero apache a Cache Creek e sulla sua tomba fu eretta una piramide di pietra la cui punta era sormontata da un'aquila.





Toro Seduto-Lakota






immagine donata da * Meggi *







Guardale mentre sorgono

sopra la linea d'incontro

tra cielo e Terra.

Nella vostra ascesa,

o Stelle,

fateci da guida,

siateci maestre:

insegnateci a essere,

come voi,

unite.

* Apache *






La foresta è la dimora di molti
uccelli e di molti animali:
l'acqua è la dimora dei pesci
e di vari rettili.
All'interno di una stessa specie,
gli uccelli non sono tutti simili
e così è con gli animali
e con gli esseri umani
La ragione per la quale Wakan Tanka
non fece dieci uccelli, dieci animali
o dieci esseri umani assolutamente uguali
fu che voleva che ognuno di essi
potesse avere il suo spazio,
potesse bastare a se stesso
senza occupare lo spazio degli altri.
Sin dall'infanzia io ho osservato
molto attentamente le foglie,
gli alberi e l'erba
e non ho mai visto due esemplari
assolutamente uguali.
Certo possono assomigliarsi molto,
tuttavia nell'esaminarli
con cura ho trovato
che si differenziano
sensibilmente tra di loro.

* Okute Oglala-Lakota Sioux *












COCHISE

...Le mie parole sono sincere, non voglio imbrogliarti, ma non voglio neanche essere imbrogliato. Ciò che voglio è una solida e duratura pace. Quando Dio creò la terra, ne diede una parte ai bianchi e un'altra agli Apache.., Perché si sono scontrati? Mentre parlo, sole, luna, terra, acqua, uccelli, animali e persino bambini non ancora nati dovrebbero rallegrarsi, I bianchi mi hanno cercato a lungo, ora sono qui. Che cosa vogliono?... Perché danno tanto valore alla mia persona? Non sono più il capo di tutti gli Apache, non sono ricco, sono solo un povero uomo. Il mondo non è stato sempre così. Dio non ci ha creati uguali a voi. Siamo nati come gli animali tra l'erba secca, non in un letto come voi. Per questo di notte ci muoviamo come animali rapiniamo e rubiamo. Se